Bimbi e amici a quattro zampe: guida per i genitori

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É ormai risaputo quanto sia importante per i bambini, fin da molto piccoli, crescere a contatto con gli animali; abbiamo già toccato questo argomento diverse volte, ma nello specifico vi invito a leggere L’importanza di far crescere un bambino a contatto con gli animali .

Oggi affronteremo questo tema da un altro punto di vista: alcuni consigli per i genitori nell’educare i propri bimbi al rispetto dei propri amici a quattro zampe, dando ampio spazio alle esigenze di questi ultimi.

Benefici di crescere con un animale

Si dice (ma è confermato anche da diversi studi) che i soggetti che hanno avuto la possibilità di crescere a contatto con animali, da grandi saranno persone migliori: prendersi cura di un altro essere vivente infatti rende responsabili, sviluppa il senso del rispetto, empatia e sensibilità.

Un animale può aiutare a colmare quella sensazione di solitudine e di noia che molto spesso colpisce i più giovani, soprattutto se figli unici o con i genitori che – lavorando tutto il giorno – non riescono ad essere presenti al 100% nella loro quotidianità; un animale predispone al gioco, è uno stimolo per quei bimbi che altrimenti starebbero davanti alla televisione per ore e ore, o per quegli adolescenti che non riescono a trovare alcun altra alternativa al computer o al proprio smartphone (un cane ad esempio sarebbe un giusto pretesto per uscire, fare nuove conoscenze e socializzare, al parco o all’area cani, ma anche per fare un po’ di movimento).

Sempre basandosi su diversi studi, gli animali hanno anche capacità terapeutiche (teoria che trova fondamento nella pet-terapy): coccolare un animale comporta una diminuzione della frequenza cardiaca e respiratoria aiutando così a rilassarsi, a lenire tutte le tensioni sia fisiche che mentali (e non dimentichiamo che anche i più piccoli sono sottoposti a continue pressioni da parte dell’ambiente, molto spesso però tendono a non manifestare le proprie emozioni ma a reprimerle chiudendosi in sé stessi, oppure a farlo in maniera aggressiva). Crescere sviluppando un proprio equilibrio interiore permetterà di affrontare anche da adulto le situazioni più difficili, con un approccio più positivo.

Insomma, vivere fin da piccoli a contatto con gli animali permette di diventare persone più aperte nei confronti degli altri ma anche del diverso, più socievoli e con un maggior senso di fiducia verso il mondo e verso se stessi, più sensibili ed empatiche, predisposte ad accogliere ed aiutare chi si trova in difficoltà; permette inoltre di sviluppare un bagaglio comunicativo p iù ampio, fatto non solo di parole ma anche di gesti e movimenti del corpo (la carezza e l’abbraccio ne rappresentano degli esempi).

La convivenza con un animale insegna ai bimbi anche ad affrontare (magari per la prima volta) esperienze dolorose come la malattia e la morte: sono aspetti della nostra esistenza che tendiamo a tenere lontano il più a lungo possibile dalle nostre vite, ma che inevitabilmente ne fanno parte; prima si conoscono, si affrontano e si accettano e meglio è per la crescita di un individuo. E se queste tristi evenienze si dovessero presentare, è importante non nascondere la verità con storie del tipo “É scappato…è andato a vivere con un’altra famiglia”: questo voler eludere la realtà per “proteggere” i propri figli potrebbe invece essere per loro più traumatizzante.

Quello che può nascere con un animale è un rapporto alla pari, spontaneo, nel quale rivalità e competizione non esistono.

Guida per i genitori

I bambini per loro natura (a meno che non abbiano vissuto dei traumi) sono attratti da tutti gli animali: sono curiosi di vederli, toccarli, di studiarne da vicino le loro caratteristiche, particolarità e diversità. Questo istinto dovrebbero essere lasciato libero di maturare, ma spesso siamo noi adulti che tendiamo a reprimerlo con frasi che alimentano mille paure: “Non toccare il cane perchè potrebbe morderti!…Fai il bravo altrimenti chiamo il Bau cattivo…Non giocare col gatto altrimenti ti graffia!…Guarda come sei pieno di peli!…Attento che ti sporca…”. I bambini immagazzinano ogni cosa e, soprattutto se molto piccoli, non hanno la giusta capacità di discernere: tutti i cani diventeranno in automatico brutte bestie malvagie da cui tenersi alla larga, da cui scappare e proteggersi, idem i gatti.

É molto importante quindi cercare le giuste espressioni ed evitarne altre per non incutere timori che potrebbero inutilmente segnare la vita di un bambino e quell’adulto che diventerà (basta pensare con quanti cani e quanti gatti si entra in contatto senza volerlo quotidianamente: c’è quello del parente o dell’amico che ci invita per il pranzo della domenica, quello del vicino di casa, i cani che si incrociano per strada o nel parco, i mici randagi che abitano nel giardino del condominio…).

Seppur si verifichino purtroppo queste situazioni, molte volte sono invece proprio i bimbi e gli adolescenti ad avanzare ai propri genitori la proposta di aprire le porte di casa ad un animale; non bisogna però mai dimenticare che l’ultima decisione da parte dell’adulto deve essere sempre presa con coscienza ed il massimo senso di responsabilità, non con il solo fine di soddisfare quello che potrebbe essere solo un capriccio.

Il primo passo educativo da compiere nel caso in cui si decidesse di far entrare nella propria famiglia un cane o gatto è sicuramente quello di insegnare ai propri bimbi che gli animali non si comprano ma si adottano (non me ne vogliano coloro che invece opterebbero per un cucciolo di razza preso in allevamento o in negozio, ma ritengo il commercio di animali una pratica tutt’altro che etica, consapevolezza sviluppata anche io nel corso degli anni; vi invito a leggere Comprare un cane di razza: ciò che bisogna sapere); una bella esperienza potrebbe essere quella di portare anche loro al canile o gattile dove poi verrà “scelto” (seppur sia brutto parlare di scelta davanti a delle creature che in ugual modo hanno diritto di trovare una casa che li accolga) quello che diventerà il loro amico a quattro zampe; è importante far capire ai propri figli che non si tratta solo dell’esaudimento di un desiderio, ma di un atto di amore verso un altro essere vivente che cerca una famiglia e tanto affetto.

Bisogna insegnare fin da subito al bambino che un animale deve essere un compagno di giochi, non un giocattolo, la vostra presenza e sorveglianza diventa quindi fondamentale: con i giusti modi è importante spiegare al bambino di non tirare orecchie e coda a Fido e Micio, di non salire loro sulla groppa come se fossero cavalli; allo stesso modo bisogna evitare di sorridere o giustificare i propri figli se dovessero comportarsi diversamente, anche davanti a scene che potrebbero sembrare inizialmente buffe, ma che potrebbero diventare anche estremamente pericolose (nessuno ama essere infastidito, compresi noi stessi e soprattutto oltre ad una certa misura, a nessuno piace provare dolore; allo stesso modo anche il cane o il gatto più paziente potrebbe un giorno perdere la pazienza e rivoltarsi. Non sono questi animali cattivi – come vengono spesso etichettati quando si verificano episodi di questo tipo – ma esseri senzienti che hanno semplicemente cercato di difendersi). Ricordiamoci che il buon esempio è sempre il modo migliore per insegnare qualcosa, più dei rimproveri.

Fido e Micio non vanno inoltre assolutamente disturbati mentre mangiano o si riposano.
E per rimanere parzialmente in tema, ecco un altro aspetto che viene molto spesso sottovalutato: bisogna insegnare ai propri bimbi a non dare da mangiare al proprio peloso tutto ciò che non rientra nella sua abituale alimentazione; ovviamente quello del piccolo è un semplice gesto d’amore, è il voler condividere con il proprio amico a quattro zampe qualcosa che a lui piace molto, e Fido è quasi sempre più che contento di accettare (i gatti fortunatamente sono più schizzinosi), ma bisogna far attenzione soprattutto ai dolci, ai cibi troppo grassi e alle ossa, queste ultime estremamente pericolose per la vita stessa degli animali.

Nonostante avessimo inizialmente affermato che l’apertura di un bambino nei confronti degli animali non andrebbe mai repressa, bisogna però far loro capire che tutti gli animali sono differenti, ognuno ha la propria storia ed un proprio carattere, proprio come noi esseri umani: questo vuol dire che, se il loro cane o gatto è abituato alla loro presenza, ad essere avvicinato e toccato, lo stesso non vale sempre per gli altri. Ci sono animali che sono più predisposti verso il genere umano ed altri meno, e questo dipende da quanto sono stati “socializzati” durante i loro primi 2-4 mesi di vita; è quindi giusto sapere come approcciarsi a quelle bestioline che ci vedono per la prima volta: bisogna avvicinarsi con la massima calma per capire quanta confidenza si può dare loro, ma senza mostrare titubanza, lateralmente e non frontalmente, accovacciandosi un po’ in modo che che non si sentano minacciate. Anche gli animali hanno bisogno dei loro tempi per conoscerci, quindi – prima di accarezzarli – è buona norma farli abituare alla nostra presenza, farci annusare avvicinando semplicemente la nostra mano al loro muso ma senza toccarli; se sono inoltre in compagnia del loro padrone, è doveroso chiedere a quest’ultimo il permesso di approcciarsi all’animale perchè nessuno, meglio di lui, può conoscerne l’indole e la predisposizione agli estranei.

Questo tipo di comportamento, il rispetto per i tempi e gli spazi degli animali è ciò che è importante trasmettere ai propri figli.

Segni di stress

É molto importante conoscere e saper interpretare i segnali di stress che Fido e Micio potrebbero inviarci; in tali circostanze l’interazione va sempre evitata per non rischiare di essere morsi o graffiati.

Queste eventuali manifestazioni non significano necessariamente che si ha a che fare con un animale aggressivo, ma bisognerebbe invece cercare di capirne le motivazioni; teniamo in considerazione che i nostri pets sono privi del dono della parola e quindi l’unico modo per sottrarsi a qualcosa di poco gradito è quello di allontanarsi (e bisogna lasciarlo sempre nella condizione di poterlo fare) o reagire con le “armi” di cui dispongono.

Se sono infastiditi dalla nostra presenza o vicinanza solitamente cercano di sottrarsi al nostro tocco e alla nostra vista, se particolarmente nervosi ecco che cercano di diventare più convincenti tirando indietro le orecchie, sollevando il labbro superiore, gonfiando pelo e coda.

L’importante è rispettare sempre i loro spazi e i loro stati d’animo, non bisogna mai costringerli ad una presenza al momento indesiderata.

Nel caso in cui tali manifestazioni dovessero farsi più frequenti e voi non riuscite a capirne il perchè, vi consiglio di rivolgervi subito ad un veterinario comportamentalista che saprà senz’altro darvi utili consigli.

Far partecipare i bambini all’accudimento dei propri amici a quattro zampe

Naturalmente sempre a secondo dell’età del bimbo, è giusto renderlo partecipe all’accudimento del suo amico peloso: può essere per lui un’esperienza divertente ma allo stesso tempo molto educativa, perchè lo aiuterebbe a comprendere nel concreto che il suo cane o il suo gatto non è solamente un compagno di giochi, ma un essere vivente anche lui con le proprie esigenze.

Coinvolgete quindi i vostri figli, fin da piccoli, nel preparare ad esempio le ciotole con la pappa e l’acqua per i loro pets, nel spazzolarli o far loro il bagno, nel portare Fido a passeggio, nel cambiare la sabbietta a Micio… e nel weekend organizzate delle belle gite fuori porta, in mezzo al verde, dove poter giocare tutti insieme all’aperto!

Ricordatevi sempre che i bimbi sono molto sensibili, percepiscono tutto e assimilano molto in fretta; dedicarsi ai loro amici a quattro zampe non deve essere trasmesso come un “dovere” nel senso più pesante del termine, un sacrificio, ma deve apparire ai loro occhi quasi come un gioco, come una divertente abitudine.

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Veterinaria blogger

La laurea in medicina veterinaria è stata la realizzazione del sogno di bambina. Amo la natura e tutto ciò che ci tiene a contatto con la terra e l'universo, e probabilmente questo ha alimentato il mio interesse per la medicina naturale, soprattutto per l'agopuntura in cui ho conseguito un diploma post-laurea

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