Da onnivora a vegetariana: la mia storia

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Ricordo solo che avevo 20 anni quando decisi di modificare la mia dieta in maniera così definitiva, al primo anno di università; non so se l’essermi iscritta a veterinaria possa aver influito in qualche modo, perchè prima di allora carne e pesce li avevo sempre mangiati, in famiglia ero persino io l’addetta a cucinare il pollo, se preparavo il sugo aggiungevo anche una fettina di soppressata come una vera calabrese.

Un ruolo non indifferente secondo me l’ha giocato quell’odore stomachevole che mi ha invaso per ore le narici durante le lezioni di anatomia in sala autopsia, forse ancor più di quegli stessi corpi di animali sezionati a metà, adagiati su freddi tavoli di acciaio e sui quali dovevamo svolgere le nostre esercitazioni.

Credo che quel fetore e quelle immagini non si siano limitati a stimolare solamente i recettori del mio naso e della mia retina, ma giorno dopo giorno si siano spinti molto più nel profondo: hanno colpito il mio cuore, raggiunto la mia anima. Come potevo tornare a casa e cenare con due fette di arrosto? Il mio corpo si rifiutava, la mia testa anche.
Avanzai così fin da subito una richiesta a mia madre, quella di non cucinare carne il giorno delle esercitazioni di anatomia. Non fu facile per me trasmettere questa mia esigenza, e con la stessa difficoltà fu compresa in famiglia, almeno all’inizio; sedendomi a tavola infatti non mi trovavo nel piatto una bistecca al sangue, ma magari due würstel in padella sì.

Forse è stato proprio il non sentirmi capita ad avermi dato l’input, il mio “No, la carne non la mangio” si scontrava con “Tu mangi quello che decido io”; ma questo, invece che rappresentare per me un deterrente, è stato lo stimolo per portare avanti una scelta che fin da subito ho sentito mia e che sapevo sarebbe stata per la vita.

Una scelta per la vita

Ho subito capito che sarebbe stato per sempre.
Se potessi portare indietro le lancette dell’orologio, anche solo di questi 23 anni, cambierei molte cose della mia vita, ma sicuramente non ritornerei a mangiare carne. Non ho mai avuto ripensamenti a riguardo.

E la cosa che mi ha dato ancora più forza, e fatto capire ancora di più che si può vivere benissimo senza uccidere altri esseri viventi, è l’aver affrontato e superato da vegetariana problemi di salute non indifferenti; ci sono stati momenti in cui gli stessi medici hanno cercato di farmi cambiare idea, ma io sono sempre rimasta fedele a questa.

Sapori difficili da dimenticare

Ancora oggi, dopo così tanto tempo, riesco a far riaffiorare in bocca il sapore di una fetta di prosciutto o di lonza, di una costina di maiale, di una sogliola e addirittura della trippa; con il solo pensiero riesco persino ad avvertire ancora quei filettini di carne lessa che si incastravano fastidiosi tra i denti ogni volta che la mangiavo. E tutto questo con alcuna nostalgia, tutt’altro.

É pazzesco diventare consapevoli di come certi stimoli sensoriali rimangano custoditi per sempre in qualche sperduto cassetto della nostra memoria. Questo mi porta ancora di più a credere che chi – dopo qualche mese o anno – da vegetariano ritorna indietro sui propri passi, convinto che sia il suo fisico a richiedere nuovamente certi alimenti, sia guidato solo dalla propria testa e dalla difficoltà di abbandonare certi sapori.
C’è invece chi, già in partenza, incontra delle difficoltà; si ripropone magari da tempo di fare il grande salto, ma teme in ripercussioni negative sulla propria salute. A tale proposito ricordiamo grandi personaggi di scienza come Margherita Hack o il luminare oncologo Umberto Veronesi, che sono stati vegetariani convinti non solo per una questione etica, ma perchè consapevoli fosse la scelta migliore per la propria salute.

É tutta una questione di abitudini…

…ma purtroppo le abitudini sono sempre ben difficili da abbandonare.

C’è spesso il timore che, escludendo carne e pesce dalla propria alimentazione, non si abbia più così tanta scelta per comporre i propri pasti, che una dieta vegetariana sia monotona e insapore; nulla di più sbagliato!

Per quanto riguarda il mio percorso, in frigorifero sono rimasti per lungo tempo latte e formaggi, uova e tutto ciò che comunque avevo mangiato fino ad allora…e non solo! Perchè, anche se a molti onnivori potrebbe sembrare strano, è addirittura spingendomi poco alla volta verso il veganesimo che ho scoperto alimenti mai assaggiati prima: ci sono cibi che un onnivoro non assaggia mai nella propria vita, esistono infatti una miriade di cereali diversi dai soliti grano – che entra nelle nostre case sempre solo sotto forma di pasta, pane, pizza e focaccia – e riso, di legumi, ma anche di frutti e verdure; e ci sono anche tanti altri modi per utilizzare alimenti comuni, quali ad esempio le noci, solitamente presenti sulle tavole solamente durante le festività natalizie, ma che possono dare quel tocco in più se grattugiate sui primi piatti al posto del parmigiano, o i semi di zucca che solitamente vengono visti solo come snack, ma che possono invece essere uno dei tanti ingredienti di un’insalata mista o di un pane casereccio fatto in casa.

Il mio grande desiderio

Spero che sempre più persone acquisiscano, giorno dopo giorno, una maggiore consapevolezza di ciò che mangiano, ma anche empatia, perchè riescano a vedere lì nel loro piatto non solamente la fettina di carne o di salmone, ma quello che prima era un essere vivente, anche lui con dei propri bisogni ed emozioni, anche lui con una sua percezione del dolore.

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Veterinaria blogger

La laurea in medicina veterinaria è stata la realizzazione del sogno di bambina. Amo la natura e tutto ciò che ci tiene a contatto con la terra e l'universo, e probabilmente questo ha alimentato il mio interesse per la medicina naturale, soprattutto per l'agopuntura in cui ho conseguito un diploma post-laurea

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