Come aiutare un gatto a superare un “abbandono” affettivo

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Vi racconto un aneddoto che spiega perfettamente il titolo di questo articolo (anzi, è proprio questo fatto che mi ha dato spunto per scriverne uno su una tematica così delicata e per nulla rara).

Un giorno  mi chiama un amico: “Patty, sai la Tata…la gatta nera, quella che ha un debole per me…ha cominciato a perdere tanto pelo…”.
Questa la situazione: questo mio amico conviveva con la ragazza e 3 gatti, di cui una totalmente nera (tanto da riuscire a mimetizzarsi tra le mensole del mobile della sala dello stesso colore, dove a lei piaceva rintanarsi per passare inosservata agli occhi degli altri due), la sua ombra, o almeno lui era per lei compagno di giochi ma soprattutto di coccole. Però, come accade spesso, le coppie si separano e, cosa inevitabile, uno dei due lascia casa…il mio amico. Ma nel far le valige ha dovuto salutare anche la sua gatta. “Patty, secondo te è meglio portarla via con me?”.
Questa la domanda, quesito a cui lui sperava che io rispondessi “Sì”.

Possiamo essere quasi certi che la perdita di pelo della micia sia dovuta allo stress causato dall’allontanamento del suo padrone, ma certi non possiamo invece esserlo riguardo a quale sia la soluzione più giusta per lei.

I gatti, come ben sanno chi ne possiede uno, sono molto suscettibili ai cambiamenti, anche nella routine quotidiana: una semplice variazione nelle abitudini può rappresentare per loro una notevole fonte di stress che può essere manifestato in modi diversi, in questo caso con la perdita notevole di pelo (ma potrebbero non essere rari fenomeni di depressione, anoressia, minzione fuori dalla cassetta…a tale riguardo potete leggere anche Il gatto urina in casa: possibili cause e i rimedi per risolvere il problema).

La soluzione migliore sarebbe stata quindi quella di consigliare al suo padrone di portarsela con sé? A riguardo ho avuto dei notevoli dubbi in quanto, per la gatta, avrebbe voluto dire abbandonare i propri spazi, le proprie abitudini, gli altri due mici compagni di giochi (nonostante la sua innata riservatezza e tendenza ad isolarsi), per ritrovarsi in un ambiente a lei sconosciuto, sicuramente con altre persone a lei sconosciute e magari altri “amici” a quattro zampe a lei sconosciuti e che, molto probabilmente, in un primo momento le sarebbero apparsi più come nemici.

Questa è la situazione non poco frequente che si presenta quando delle coppie convivono anche con degli animali; molto spesso però subentra l’egoismo delle persone che si separano, entrambi ostinati a tenere quel “proprio” animale con sé senza dare alcun peso al benessere del cane o del gatto. Naturalmente è difficile abbandonare un affetto, ma spesso l’affetto per qualcuno o qualcosa è rappresentato dalla propria capacità di mettere davanti a sé il bene dell’altro.

Naturalmente è stato importante sapere se la gatta mangiava, se socializzava e giocava o se se ne stava rintanata in un angolo nascondendosi più del solito. Escludendo quindi qualsiasi altro sintomo, due potevano essere le possibilità: 1) vedere come si sarebbe comportata nel nuovo ambiente, ma col suo padrone; 2) vedere se pian piano si sarebbe abituata all’assenza di quest’ultimo, seppur con i propri tempi. Ed è questa la soluzione per la quale io ho optato, il mio consiglio è andato in questa direzione, visto che la gatta non sarebbe stata sicuramente trascurata o lasciata a sé stessa, ma avrebbe invece ricevuto ugualmente affetto.

C’è chi sostiene che il tempo guarisce tutte le ferite…speriamo che anche per lei valga lo stesso detto.

Ma come è meglio comportarsi quando un gatto subisce una perdita affettiva?
Come noi esseri umani, necessita di un supporto emotivo esterno: qualche coccola in più lasciandogli comunque la piena libertà di avvicinarsi o allontanarsi quando più lo desidera, senza imporgli la nostra presenza soprattutto nel primo periodo; un po’ più del nostro tempo da dedicargli giocando, proprio per distrarlo e allo stesso tempo per fargli avvertire che non è stato comunque abbandonato e che il nostro affetto può riuscire a compensare quello perso. I fiori di Bach possono essere un aiuto proprio perchè agiscono sulla sfera emozionale (un articolo specifico sarà dedicato alla floriterapia): Honeysuckle è il più indicato in quanto agisce su chi rimane ancorato al passato, un animale che non riesce a superare l’allontanamento dal proprio padrone; Star of Bethelhem da utilizzare in caso di shock, trauma, comunque nella fase acuta (ad esempio in caso di un lutto, nel nostro caso specifico per una perdita affettiva; da somministrare fin da subito); per la nostra micia avrebbe giovato anche Mimulus essendo un soggetto piuttosto pauroso e timido.

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Veterinaria blogger

La laurea in medicina veterinaria è stata la realizzazione del sogno di bambina. Amo la natura e tutto ciò che ci tiene a contatto con la terra e l'universo, e probabilmente questo ha alimentato il mio interesse per la medicina naturale, soprattutto per l'agopuntura in cui ho conseguito un diploma post-laurea

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