Come vivono un lutto gli animali

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Sicuramente molti di voi conosceranno la storia di quell’akita inu (Hachiko) che, per 10 anni consecutivi, si è recato tutte le sere alla stazione per attendere il suo padrone: non voleva arrendersi all’idea che il suo amico umano non sarebbe più sceso da quel treno a fine giornata per tornare a casa insieme a lui. Anche dopo la morte dell’uomo, il suo fidato cane andava lì ad aspettarlo come aveva sempre fatto, stagione dopo stagione, anno dopo anno.

Quello di Hachiko non è un episodio isolato: capita di sentire al telegiornale o di leggere sul quotidiano di animali che vegliano i loro padroni dopo il decesso, altri che di seguito al tragico evento entrano in uno stato di depressione, a volte così importante da smettere di giocare e persino di mangiare, fino a lasciarsi a loro volta morire.

Ma quale significato attribuiscono alla morte gli animali?

Gli animali vivono il lutto?

Diversi studi sono stati portati avanti per dare risposte a riguardo: molte specie animali sono state studiate da antropologi per capire se e come gli animali affrontano la morte.

É senz’altro facile vederlo nei nostri animali da compagnia: risentono molto della mancanza di colui/colei che era per loro un punto di riferimento, una presenza ferma nella loro quotidianità (quella che dava loro da mangiare, che li portava fuori per la passeggiata, il compagno di giochi o coccole…).

Ma anche nel mondo selvatico gli animali hanno un rapporto particolare con la morte, ed ogni specie manifesta dei propri rituali: gli elefanti ad esempio, quando muore un loro compagno, toccano il corpo con la proboscide, come se fosse un ultimo saluto; si sono osservati invece scimpanzè organizzare processioni silenziose e vegliare il defunto.

Ma ovviamente, anche davanti alla morte di un proprio cospecifico, non tutti gli animali reagiscono nello stesso modo…e con lo stesso spirito: i leoni ad esempio, se un proprio simile è morto da poco, si cibano delle sue carni; la talpa ratto invece si sbarazza del cadavere trascinandolo in una sorta di cimitero che, quando particolarmente pieno, viene murato (probabilmente per una questione di igiene).

La conclusione quindi è che anche gli animali vivono il lutto, nonostante gli venga dato una cognizione diversa dalla nostra: per noi la morte è un mistero che facciamo fatica ad accettare, il cui senso lo cerchiamo spesso nella religione; penso invece che gli animali la percepiscano per quello che la morte effettivamente è, il termine di un ciclo legato alla natura stessa della vita (o forse così mi piace credere).

Aiutare un animale a superare un lutto

La perdita di un proprio caro non è difficile solo per noi umani, anche gli animali possono soffrire, e lo possono dimostrare in diversi modi: si presentano apatici, poco interessati al gioco e al cibo, le passeggiate diventano quasi una costrizione,…

Quello che possiamo fare noi è aiutarli a superare questo momento difficile. Innanzi tutto è consigliato cambiare le sue abitudini, in modo che si allontani dai vecchi ricordi (i nostri amici a quattro zampe conoscono alla perfezione il nostro tran tran quotidiano, i nostri orari, sanno addirittura anticipare i nostri movimenti e le nostre azioni perchè ci osservano, imparano a conoscerci, e a tutto questo si adeguano): una volta venuta a mancare il suo punto di riferimento nella sua vita quotidiana, è quasi necessario “resettarlo” proponendogli ad esempio nuove strade da percorrere durante le uscite, nuovi giardinetti dove andare a giocare… è necessario dedicare al nostro cane/gatto un po’ del nostro tempo, più attenzioni, in modo da colmare quel senso di quasi spaesamento, di vuoto, di “abbandono” che si ritrovano a vivere all’improvviso.

I fiori di Bach potrebbero essere un aiuto aggiuntivo.

Sì, inizialmente non sarà facile, ma la nostra costanza (e la loro fiducia nei nostri confronti) può sicuramente fare la differenza.

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Veterinaria blogger

La laurea in medicina veterinaria è stata la realizzazione del sogno di bambina. Amo la natura e tutto ciò che ci tiene a contatto con la terra e l'universo, e probabilmente questo ha alimentato il mio interesse per la medicina naturale, soprattutto per l'agopuntura in cui ho conseguito un diploma post-laurea

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