Specie “aliene”: pericolo per la biodiversità

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Cosa succede il 14 febbraio? Tutti associano tale data a San Valentino, alla festa degli innamorati.

Ma da quest’anno ci sarà una ricorrenza in più che ricadrà in tal giorno: l’entrata in vigore di un decreto che ha lo scopo di prevenire e controllare l’introduzione di quelle che vengono considerate “specie invasive” dall’Unione Europea, reputate “pericolose”. Ma in che senso pericolose? Per chi pericolose? E per quale motivo lo sono diventate?

Ho letto diversi articoli a riguardo, dai quali sono venuta appunto a conoscenza della notizia, ma tutti particolarmente “asettici” come forse è giusto che sia; io non posso però non considerarli anche spunto di riflessione.

Soffermiamoci prima di tutto sui fatti.

Quali sono le specie “aliene”

In Italia, ma così anche in tutta Europa, si sono diffuse molte specie animali non autoctone del territorio in cui si trovano a vivere: Basti pensare alle diffusissime tartarughine d’acqua dalle orecchie rosse, che vivono oggigiorno in molte famiglie: come possono essere diventati esserini tanto temuti, tanto da attirare su di sé l’attenzione del legiferatore? Perchè tali bestioline, che solitamente vengono regalate ai propri bimbi desiderosi di avere un animaletto in casa, come è normale che sia crescono, e quindi le vaschetta da cm 30 di diametro diventano insufficienti per contenerle e farle vivere dignitosamente; non tutti però hanno spazio e denaro per acquistare un acquario, così la soluzione migliore si pensa possa essere quella di liberarle in un laghetto, uno stagno, con l’ingenua convinzione di fare persino un gesto altruistico restituendo tali creature alla natura e alla libertà. Ma la realtà è invece tutt’altro che positiva, in quanto tali tartarughe di origine americana entrano in competizione con le specie autoctone, con il rischio che queste ultime vadano incontro all’estinzione.

Ma molte altre sono le specie esotiche che stanno invadendo i nostri ambienti mettendo a rischio la biodiversità del nostro paese.

Cosa prevede il Decreto

Gli attuali proprietari di animali che rientrano nella lista hanno la possibilità di tenerli fino alla fine della loro vita naturale; hanno tempo però 180 giorni per denunciarne la detenzione al Ministero dell’Ambiente, con l’indicazione delle generalità (specie, sesso, età) oltre le modalità per impedirne la riproduzione e la diffusione. Sono previsti anche controlli più severi a carico di Parchi, zoo, giardini botanici, centri di ricerca, importatori e rivenditori, i quali devono richiedere le dovute autorizzazioni sempre al Ministero dell’Ambiente che collabora in tal senso con Ispra, Regioni e Province autonome. Sono previste sanzioni sia penali che amministrative per chi non rispetta gli obblighi, oltre che la confisca degli esemplari. Un ruolo non indifferente lo avranno le ispezioni doganali.

Regioni, Province Autonome e Parchi Nazionali hanno l’obbligo di monitorare ed eradicare tali specie invasive, ripristinando così gli ecosistemi danneggiati.

In Europa sono state identificate 49 di queste specie aliene, di cui 33 in Italia: causano notevoli esborsi economici dovuti ai danni ambientali causati, a volte anche sanitari (basti pensare alla zanzara tigre, possibile trasmettitrice di malattie come Dengue e Zika.

Riflessione

Come si finisce sempre di constatare, la prevenzione è sempre la migliore strada da seguire, ma è qui che la mia visione segue un’altra prospettiva: sono veramente quegli animali o quelle piante in sé stesse il danno, il pericolo? Purtroppo ora sì, non si può negare che mettano veramente a rischio la biodiversità del nostro paese, possono causare sì “danni” ambientali (se vogliamo continuare a vedere la cosa da un punto di vista umano, perchè altrimenti ritengo che tali animali o piante rispondano solo al loro istinto di sopravvivenza), ma tali specie esotiche come sono giunte fino a noi? Perchè si sono radicate e hanno proliferato nei nostri ambienti? Puramente perchè introdotte accidentalmente ma soprattutto volontariamente dall’uomo; basta ripensare alle famose tartarughine che abbiamo citato prima, o alle nutrie, oggi criminalizzate, importate negli anni venti del secolo scorso dal sud e centro America per produrre pellicce di castorino, scappate poi dagli allevamenti o liberate incautamente quando il mercato di tali pellicce andò in crisi; o ancora piante e animali che ci portiamo a casa come souvenir al ritorno da un viaggio in un paese esotico. Si parla di “Pericolo”: è vero, probabilmente ora tali specie aliene lo rappresentano, ma non posso esimermi dal ritenere che la vera grande minaccia sta a monte, e cioè la mano dell’uomo.

Il lato positivo che riesco a vedere nell’emanazione di tale decreto sta nei divieti di importazione e commercio o nelle misure di controllo particolarmente severe su chi introduce, detiene o alleva/coltiva (perchè anche certe piante sono incriminate) specie ritenute invasive, con la speranza che venga esteso a tutte le specie esotiche: magari potrebbe diventare un deterrente?

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Veterinaria blogger

La laurea in medicina veterinaria è stata la realizzazione del sogno di bambina. Amo la natura e tutto ciò che ci tiene a contatto con la terra e l'universo, e probabilmente questo ha alimentato il mio interesse per la medicina naturale, soprattutto per l'agopuntura in cui ho conseguito un diploma post-laurea

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