Qualche giorno di vacanza a Salerno, e documentandomi su dove poter mangiare vegano durante il mio soggiorno, più volte avevo ritrovato lo stesso nome: Piccola Gastronomia da Elsa.
Ero ancora dall’altra parte della strada, in cerca ancora dell’insegna del locale, quando lo vedo seduto all’entrata, Massimo il proprietario, intento a leggere: nessuno dei due sapeva come eravamo reciprocamente fatti fisicamente, ma è bastato un sorriso, guardandoci alzando lui gli occhi dal suo libro per presentarci… E da lì è cominciata la mia piacevole cena alla Piccola Gastronomia da Elsa, a base di cibo, ma anche di chiacchere e di sapere. Penso sia stata una serata di reciproco scambio.

Piccola Gastronomia da Elsa: piccolo locale che regala un grande contatto umano
Il locale è piccolino, con pochi posti a sedere, ma è Massimo stesso che lo dice: dedicarsi a pochi clienti alla volta, per avere la possibilità anche di socializzare con loro, per creare un contatto umano. È semplice, ma allo stesso tempo accogliente; si assiste al contrasto tra l’acciaio sterile della cucina e il calore che trapela dal resto dello spazio, dato dall’albero disegnato sulla parete ed altre scritte colorate e disegni sparsi qua e là, le due lampade accese sul banco e la serie di lampadine poste in successione lungo un filo che si spinge tra diversi punti del locale, oltre a qualche altro piccolo decoro.
Ci si siede su sgabelloni, a tavolini alti e quadrati per due, allineati lungo la parete; altri posti a sedere si trovano lungo il bancone, a ridosso della cucina. Non esiste quindi spazio e divisione tra Massimo e i suoi ospiti.
Piccola Gastronomia da Elsa: alla scoperta della cucina macrobiotica
La prima cosa che ha portato al mio tavolo è stato un bicchiere di Bancha, un tipo di tè verde giapponese, e poi a seguire tutto il resto.
Non fidatevi se anche a voi Massimo dovesse dire “Solo qualche assaggino… Non ti faccio mangiare molto”, perché vi garantisco che usciti da lì sarete più che sazi… oltre che soddisfatti. Questa è la “scarsa cena” con la quale mi ha fatto tornare quella sera al b&b dove soggiornavo:
-zuppa con cannellini e pasta di grano antico
-riso semintegrale con crema di zucchine , basilico e semi di sesamo tostati
-miglio condito con cipolla, carota e prezzemolo
-raviolo ripieno con crema di ceci, condito con crema di pomodoro rosso e origano
-bietola con la verza
-focaccia lievitata con pasta madre, con crema di carote e zucchine
-pezzetto di farinata di ceci con zucchine
-pezzetto di pannocchia di mais
-crostatina salata con ceci, patate, peperoni e origano
-insalatina di cetrioli, pomodori, pomodori secchi, carciofini

È vero, sono tutti assaggini quelli che Massimo offre, e che vanno a comporre quello che lui definisce “Piatto unico”, ma sommati tutti insieme formano un pasto più che soddisfacente. Il tutto servito in ciotole di terracotta. Ma Massimo non offre semplicemente del cibo da mangiare, ma anche parte di sé, ed è soprattutto a questa componente che lui dà maggiore importanza, è l’ingrediente principale della sua cucina. Oltre al suo sapere trasmette gentilezza, semplicità, umiltà.
Ovviamente non potevo non chiedergli la sua storia, come è approdato a questo tipo di alimentazione, e lui si è presentato fin da subito aperto nei miei confronti e propenso a raccontarsi.
Ecco un po’ della sua esperienza.
Piccola Gastronomia da Elsa: la storia di Massimo
Il suo approccio alla macrobiotica ha avuto inizio dopo un susseguirsi, durante tutta la sua vita, di episodi di salute cagionevole più o meno gravi fin dalla sua giovane età, molto probabilmente per essere stato allattato poco o per nulla da sua madre quando era ancora in fasce. Fino a quando, all’età di trent’anni, un neurinoma alla base del cervello, fortunatamente operato, gli sconvolge la vita: perde il lavoro, ma trova comunque la forza di iscriversi alla facoltà di scienze biologiche, grazie anche alla fede che trova nel buddismo; durante i suoi studi, tra un esame e l’altro, entra in un centro dell’associazione “Un Punto Macrobiotico”, dove rimane folgorato dall’atmosfera di accoglienza e dalla convinzione che il cibo sia l’inizio e la fine di tutti i mali dell’uomo. In quel periodo piuttosto pesante, soprattutto dal punto di vista psicologico, si lascia coinvolgere passivamente al cambiamento, abbandonando anche i suoi studi e diventando presto cuoco serale del centro.
Purtroppo la sua avventura nell’associazione non dura molto, come tanti altri deve infatti abbandonarla dopo alcuni episodi giudiziari che vedono coinvolti diversi dirigenti, accusati di essere al vertice di una psicosetta e di avere come unico scopo quello di accrescere i propri patrimoni; ma tutto questo, come succede nella nostra civiltà moderna, ha il solo fine di discreditare e conseguentemente affossare un metodo di cura più naturale, in questo caso basato sulla vera cultura contadina. La macrobiotica infatti ha proprio questa grande capacità.

Questi eventi, che lo lasciano ancora senza lavoro, lo portano a rimettersi nuovamente in gioco; è qui che nasce la Piccola Gastronomia di Elsa, dopo essere capitato “per caso” davanti a quello che allora era un piccolo bar, in quel momento chiuso: lì iniziano i suoi sogni ad occhi aperti, notti insonni a fare progetti e calcoli di ogni sorta, oltre alla paura di fare un passo così importante come quella di aprire una propria attività. Il primo di febbraio 2020 il locale viene aperto, ma ben presto deve fare i conti con le conseguenze negative date dalla pandemia; ma come già successo in passato, ed ancora grazie al coraggio che trova nel buddismo, Massimo non molla e trova la forza per andare avanti e proseguire nel suo intento, quella che ormai è la sua missione: diffondere questa cultura rispettosa della natura e delle persone. Elabora quindi un piatto misto macrobiotico, costituito da cereali in chicco, legumi e verdure di stagione senza utilizzare proteine animali (diversamente dalla maggior parte dei macrobiotici che saltuariamente ne fanno uso).
Questa la fine del suo lungo racconto, per rispondere alla domanda “Cosa speri per il futuro?”
“Rimanendo a Salerno sento di rispettare le mie caratteristiche fondamentali, e cioè quelle che mi portano a vedermi come un albero che, anno dopo anno, mette radici più profonde per resistere alle tempeste e donare ombra e protezione a chi ne ha bisogno.
Vedo tantissima gente che usa parziali informazioni per il proprio benessere, trascurando il fatto che siamo corpo mente e spirito, tutto collegato insieme. Se sei felice puoi mangiare pure le pietre; diversamente puoi mangiare quanto pulito vuoi, ma senza alcuna efficacia.
Come quelle donne anziane nei piccoli ristoranti coreani, spero di avere salute e lucidità per servire quante più generazioni possibili, specialmente quelle più giovani”.
Grazie Massimo!
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