Marsala: perché fermarsi nella città del vino dolce

Marsala: perché fermarsi nella città del vino dolce

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Appare piccola e raccolta Marsala, con il suo centro che si spinge alla ricerca del mare e il suo nome legato indissolubilmente al vino dolce.
Marsa-Allah, porto di Dio: così la chiamavano gli Arabi, ma prima di questo nome, Marsala era Lilybeo.
Se arrivate con l’aereo a Trapani, sarà impossibile non passare a Marsala (dall’aeroporto ci vogliono appena 15 minuti!) almeno per farle un saluto.

Le saline

Iniziamo a capire perché fermarsi a Marsala parlando di un luogo magico: la Riserva della Laguna dello Stagnone. Questa riserva si estende dal litorale nord di Marsala e prosegue fino alla città di Trapani e accoglie le Saline, che sono state elette “Luogo del Cuore” FAI, vincendo la speciale classifica EXPO 2015.
Oggi le saline e i mulini a vento si possono visitare: qui il paesaggio è suggestivo e profumato, ha un colore tutto particolare, segue il ritmo dell’acqua del mare, lento e fecondo, è emozione pura. Andateci durante l’ora del tramonto!

Il mercato del pesce di Marsala

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Il mercato del pesce di Marsala ha una propria personalità, direi quasi potente. I vecchietti della città si riuniscono qui per conversare, stuzzicare l’appetito con una merenda mattutina a base di pane e panelle (a 1.50€!) e per acquistare il pesce freschissimo che cucineranno a pranzo.
Entrando da Porta Garibaldi, vi ritroverete il mercato di Marsala sulla destra.
Ascoltate il rumore della città, il suo odore. Passeggiate tra i banchi per fotografare pesce spada succulento.

Il parco archeologico della città

Per scoprire le origini di Marsala consiglio una passeggiata al Parco archeologico e ambientale.
Le origini di Marsala risalgono ai primi due secoli dell’età imperiale romana e al III secolo d.C.: da allora l’intera zona del parco è rimasta intatta e oggi risplende in tutta la sua bellezza antica.
La visita inizia dal Museo Baglio Anselmi dove si possono ammirare i resti della insula romana, un edificio con ambienti spaziosi, mosaici, terme e servizi. Si prosegue con il decumano maximus, una lunga via che arrivava fino al mare, dove correvano i carri, che terminava con una lunga scalinata. Qui si può entrare gratuitamente, tutti i giorni fino alle 13.

Gli arancini del Panificio Ragona

panificio ragona marsala

arancini marsala

A oggi sono i migliori arancini che abbia mai mangiato.
Il Panificio Ragona si trova in una via centralissima, via Abele Damiani 10, e sforna – oltre a dell’ottimo pane – degli arancini che sono la fine del mondo.
Caldi, croccanti, con i chicchi di riso perfettamente cotti, densi di ripieno, con un ragù che neanche le migliori massaie di un tempo… Se avete intenzione di provarli, cercate di arrivare a pancia vuota. Uno di sicuro non vi basterà!

Visita alle cantine

cantine florio marsala

Il solo nome Marsala evoca in ognuno di noi l’immagine del vino. Ma quando Marsala divenne famosa per il vino omonimo?
La storia iniziò nel 1773 quando un commerciante inglese, John Woodhouse, visitò Marsala e assaggiò il vino locale. John se ne innamorò, intuendone le grandiose potenzialità e ne spedì in patria circa 320 ettolitri, aggiungendo acquavite di vino per paura che il vino si deteriorasse durante il viaggio. Il vino così liquoroso piacque tantissimo agli inglesi, tanto che nel 1813 Johm si trasferì a Petrosino, vicino Marsala, aprì un baglio e iniziò a produrre il vino Marsala.

Per capire come si produce il vino in questa bellissima zona d’Italia visitate le Cantine Florio. Dopo i tini giganti, è qui che dalla fine dell’800 si affina il marsala, si entra nella sala Garibaldi dove si trovano le armi donate da Giuseppe Garibaldi a Vincenzo Florio per la lealtà dimostratagli nel 1860. Si accede poi alla cantina vera e propria, un ambiente in cui vengono custoditi circa 5 milioni di litri di marsala. Chiaramente nelle Cantine Florio non manca l’occasione di assaggiare il vino.
La visita costa 13 euro e per tutte le informazioni vi rimando a questo sito: www.duca.it/ospitalita/visite-in-cantina.


La foto in copertina è di Alessandro Bonvini.

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