L’italiano a Londra: un ritratto di Noi

L’italiano a Londra: un ritratto di Noi

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L’italiano a Londra lo riconosci. E lo potresti riconoscere tra mille. Con la sua andatura un po’ distratta e il corpo ricoperto da cappotti troppo spessi, strati di lana, sciarpe e cappelli, l’italiano si muove come un pesce fuor d’acqua nella città inglese.

Rispetto agli altri ha uno stile impeccabile (rispetto agli inglesi ha uno stile coatto) e se ne va barcollando con gli amici tra Westminster e Camden Town, alla ricerca di un Primark in cui comprare vestiti che non metterà mai e di un Poundland in cui placare la sua fame di oggetti inutili (Tanto costa solo 1£!).

Lo trovi da Harrods al piano terra, nella zona dedicata agli Harrods Souvenirs, perché fa figo ritornare a casa con la busta di plastica firmata Harrods. Scatta una foto al Big Ben e una al London Eye, spesso da solo, con la fotocamera puntata verso se stesso e in preda a facce stupide e posizioni innaturali, per non sentirsi in imbarazzo, le condivide subito su Facebook.

E’ impossibile non vederlo, è inevitabile non sentirlo, non passa quasi mai inosservato. E’ quello che parla con il suo amico sulla metro e sui bus quando tutti gli altri tacciono, leggendo ebook o ascoltando il loro iPod, o ignorando il loro collega. E’ quello che nei ristoranti All you can eat e nei fast food alza la voce e spesso viene rimproverato perché il vicino di tavolo non riesce a sentire il suo compagno. Ha molte cose da dire, per lo più al telefono, gesticolando, mentre i passanti fanno finta di avere sempre una destinazione che li attende.

Il sabato va a Portobello e la domenica a Brick Lane. Aspettando il martedì e il mercoledì quando alcuni spettacoli al cinema si pagano solo 3 sterline e mezzo, è costretto a vivere in case superaffollate con una cucina e un bagno in comune, in attesa che si liberi l’unica padella disponibile della casa.

L’italiano a Londra lo riconosci perché alla prima goccia di pioggia si infila il cappuccio e corre a mettersi le mani in tasca, mentre alla seconda tira fuori l’ombrello e maledice il clima londinese.

Il cibo è il suo pensiero fisso, ne parla di continuo solo con i suoi connazionali (loro si che lo possono capire), sognando le fettuccine della nonna e la sagra della porchetta, e non capendo come sia possibile vivere di sole uova e pancetta. E’ quello che torna a casa anche solo per far scorta di pasta, pomodori e parmigiano. E’ quello che si fa spedire pacchi carichi di cibo da condividere con gli altri amici italiani.. E che festa quando suona il postino! Ogni tanto entra in profumeria per provare qualche essenza nuova o una crema per le mani: si sa, i limiti dei bagagli Ryanair sono quelli che sono e per lui è una vittoria non odorare per un giorno di curry e cipolle.

L’italiano a Londra è partito con una valigia carica di sogni ma ha perso la chiave durante il viaggio. E’ un laureato che spiega al suo coinquilino inglese che in Italia ha fatto lo stagista, che lo hanno pagato solo 100 euro al mese per lavorare 8 o 9 ore al giorno. E che meraviglia quando l’altro gli risponde: “Ma questo è volontariato!”.

E’ un giovane che si adatta a tutto ora, anche se nel suo paese forse non lo avrebbe mai fatto, affinché un giorno possa finalmente aprire i suoi bagagli e lasciar andare i suoi desideri liberi di vagare per le strade della città. E’ quello che chiama la mamma almeno due volte al giorno e non si lamenta mai, che sorride sempre anche se va tutto storto.

Lo vedi girare tra Notting Hill e South Kensington mano per la mano con la fidanzata, e ogni tanto si abbandona a baci e carezze in pubblico. Lo riconosci subito dal suo accento, di cui spesso si vergogna, ma che a Londra viene sentito come musicale e melodico.

L’italiano a Londra ha sempre avuto la convinzione di poter fare e poter dare di più, ma il suo paese non glielo permetteva. Così un giorno ha deciso di provare in un altro, cambiando vita e abitudini. E’ incazzato perché ora che può riesce a vedere le differenze e ad amare di più la sua bella Italia. Si perde nei suoi pensieri, nella convinzione che il suo sia uno dei paesi più belli del mondo.

Ora non importa se le strade di questa nuova città ogni tanto lo deridono e lo prendono in giro: l’italiano a Londra sbotta a ridere di se stesso e pensando che domani andrà meglio si addormenta ricordando sempre da dove viene, nella convinzione che un giorno anche lui prenderà l’abitudine di correre anziché camminare, bere quei tazzoni colmi di acqua al sapore di caffè, indossare cappottini leggeri quando fuori nevica e di adattarsi alla vita londinese che ora gli è così ostile.


Ho scritto questo post durante la mia permanenza a Londra, quando vivevo in una casa con 17 persone, frequentavo una scuola di lingue, lavoravo come baby-sitter, e il mio sogno era di trasferirmi lì… per sempre.

 

2 risposte

  1. ItalianoaLondra

    Sono un italiano che vive da tre anni a Londra, per la seconda volta nella mia vita, e non mi riconosco affatto in questo stereotipo ormai fin troppo italianizzato! Va bene, ci sono gli italiani caciaroni, ma spesso sono ragazzi, e spesso anche i ragazzi inglesi fanno casino sui mezzi, specie se ubriachi! io da subito ho cercato di seguire le regole non scritte della societá inglese, e da subito l’ho fatto. Non vado a Brick Lane la domenica e non ho questo grande miraggio o nostalgia dell’Italia da qui, anzi, a vederla da fuori fa ancora più pena. Il cibo si é vero é un retaggio insito, giusto ieri mangiavo le mie lasagne fatte in casa. Non ho mai comprato nulla da primark, e mi vesto normalmente, anche se il caffé da starbucks non lo compro e lo bevo a casa, al massimo lo prendo da costa, che anche se fondata da italiani, ormai é una catena inglese, ma lí almeno l’espresso rientra nella italica normalitá. A casa poi, dove a padelle abbondiamo, i ragazzi con cui vivo sono cordiali e rispettosi, la cucina é sempre pulita e la carta igienica sempre al suo posto, quindi per favore, se volete parlare di Londra e degli italiani a Londra, almeno viveteci! grazie.

    • Ciao Italiano a Londra! 🙂 Grazie per la tua critica che accettiamo volentieri e a cui rispondiamo con molto interesse. Come hai evidenziato anche tu, quello offerto da Mara è solamente uno dei tanti ritratti, ironico e provocatorio, di italiani a Londra. Non esistono etichettature, ma la narrazione di un’esperienza da noi vissuta per quasi un anno, insieme alle descrizioni e le confidenze di altri ragazzi come noi.
      Se è vero che non hai mai comprato nulla da Primark, ne bevuto caffè da Starbucks, per passare pomeriggi liberi dal lavoro, ti assicuro che molte altre persone lo fanno e non per uno spirito di omologazione da italiani, in questo caso stereotipati e medi, ma semplicemente perché scelgono di farlo. Per la cucina, ti assicuro che vivere in una casa con altre 15 persone può riservare delle sorprese, ma questa è un’altra storia. 🙂
      Vista la tua esperienza, ti andrebbe di descriverci la vita di un’italiano a Londra, di chi ormai considera la città come la sua prima o seconda casa? A presto!

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