A Barcellona come #turistanellamiacittà

A Barcellona come #turistanellamiacittà

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Qualche giorno fa mi ha scritto Barbara, per tutti Babi, una curiosissima ragazza di Piacenza che da qualche mese vive a Barcellona e ha un blog, Il blog della Babi. Mi sono così incuriosita della sua storia che le ho proposto di partecipare con un racconto a #turistanellamiacittà.

Lei ha accettato subito e  ha realizzato questo bellissimo post che tutti devono leggere. Racconta di come ormai si senta #turistanellamiacittà proprio a Barcellona. Ma non voglio svelarvi nulla… Lascio la parola a Babi!

Babi, #turistanellamiacittà a Barcellona

Quando mi è stata data la possibilità di scrivere un post nella sezione #turistanellamiacittà ho pensato di non esserne in grado. Ciò che mi ha messo in crisi è il domandarmi quale fosse la mia città e subito mi sono risposta che la mia città è Piacenza, quindi non avrei mai potuto parlare di Barcellona, anche se ci vivo da 5 mesi.

Poi ci ho riflettuto: in questo periodo di tempo ho fatto spesso la turista, accompagnando parenti e amici che mi sono venuti a trovare (forse sarebbe meglio dire facendoli perdere) per le vie della città più grande della Catalunya, mostrando loro i monumenti più famosi e anche gli angoli meno turistici. Ho visitato Barcellona con loro, approfittando della loro presenza e cercando di soddisfare la loro curiosità ed è sempre stato bellissimo. Una volta finito il weekend, tuttavia ci siamo salutati affettuosamente ed ognuno è ritornato piano piano alla sua routine.

Domenica però ho deciso di fare la #turistanellamiacittà da sola. O quasi 😉

Il Macba, il Museo d’Arte Contemporanea di Barcellona

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Sono andata al MACBA, il Museo d’Arte Contemporanea di Barcellona che si trova in Plaça dels Àngels 1 ed è sempre stato così vicino a casa da passare inosservato come tutti i posti troppo vicini a casa, perché si sa tanto ci posso andare quando voglio. Il museo è aperto tutti i giorni dalle 11 alle 19.30, il sabato dalle 10 alle 21 e la domenica fino alle 15.  L’ingresso costa 10 euro e permette di avere accesso a tutte le esposizioni e programmi speciali in corso, infatti il MACBA non è propriamente un museo ma un grandioso edificio, luminoso, moderno e funzionale, che accoglie diversi spazi espositivi.

La prima mostra visitata è stata una meraviglia, perché mi ha fatto scoprire com’era Barcellona tra il 1962 e il 1964 attraverso gli occhi un fotografo eccezionale, Xavier Miserachs. Quest’uomo sapeva cogliere i particolari della vita quotidiana con una naturalezza e un’attenzione sorprendenti e la sua raccolta fotografica Barcelona, blanco y negro è talmente coinvolgente da permettere al visitatore di andare indietro nel tempo, in una città ancora dominata dal Franquismo, ma anche in pieno sviluppo economico.

Osservare quelle persone mentre facevano la spesa, lavoravano, giocavano, scappavano … mi ha fatto pensare che in fondo non siamo così tanto diversi da loro, basta guardarli negli occhi; ma è stato solo quando mi sono trovata davanti ad una sala piena di catalani che mi sono fermata un momento. Li osservavo seduti a contemplare un grande schermo a forma di album di fotografie, quelle che mostravano come si presentava la loro città 50 anni fa, senza quel traffico di auto veloci, quelle voci spesso straniere e tutti quei volti dai tratti differenti cui siamo abituati oggi.

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La restante parte della visita ospitava artisti diversi, con a cuore temi comuni: il rapporto tra l’umano e gli oggetti che lo circondano e quindi la memoria. La memoria infatti è fatta di materiale fisico che si presume possa durare più di un pensiero, oltre la morte.

Il rapporto con l’arte contemporanea: la curiosità

Se devo essere sincera io l’arte contemporanea non l’ho mai capita davvero, anzi diciamo pure che non l’ho mai capita per niente. Per cercare aiuto ai miei dubbi mi sono messa ad osservare gli altri visitatori attorno a me e sono giunta alla conclusione che quello che spinge la gente a fermarsi davanti a un’opera d’arte sia la curiosità.

La comprensione dà valore all’oggetto, l’incomprensione spinge a cercare un significato, e quindi mantiene viva la riflessione. In ogni caso, per coloro a cui non piace rimanere senza risposta, la buona notizia è che nel museo girano delle simpatiche ragazze con indosso una maglietta dalla stampa molto rincuorante – “Sono a tua disposizione, chiedimi quello che vuoi!”.

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In questo modo non sarà difficile interpretare la serie di fotografie scattate da Antoni Muntadas, il quale denuncia la perdita graduale di interesse dei cittadini nei confronti degli eventi che hanno fatto la storia della loro città. Egli mette a confronto la quiete attuale di luoghi che sembrano vivere come se niente fosse successo, con la loro stessa immagine fotografata dopo quell’attentato, quelle morti innocenti, quella vittoria, quella partita.
Alla fine della visita ho concluso che le due ore trascorse al MACBA sono state spese bene e sono uscita con il sorriso. Più che altro pensavo a quanto furba è stata l’idea di preparare il pranzo prima di uscire di casa, così da poter soddisfare in fretta la fame da lupi che avrei avuto sulla via del ritorno (nei musei si cammina sempre tantissimo!). E così è stato ☺

In ogni caso si può stare tranquilli perché appena usciti dal museo si incontreranno moltissimi locali pronti a soddisfare i gusti di tutti, dai palati più delicati a quelli più piccanti.

Il mio consiglio è quello di esplorare i dintorni e perdersi un po’ tra le vie del Raval perché è bello giocare a fare i turisti con la mappa in mano, ma non c’è città più intrigante di quella vista con gli occhi del viaggiatore.

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Una risposta

  1. […] Sul blog di Mara Saruggia ho fatto anch’io la #turistanellamiacittà […]

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